venerdì, gennaio 20, 2006

IL "GRANDE " HAPPENING

ieri sera é ricominciato il nuovo GRANDE FRATELLO. Chi mi conosce sa che adoro questo programma. Per quanto mi riguarda non solo lo definisco un'elogio alla "stupidità", come forma alta di sottocultura mediatica, ma ritengo il GRANDE FRATELLO, un'evoluzione dell'Happening e della Performance. Quest'ultime sono due forme d'arte apparse negli anni 60 in America, la prima (happening) in particolar modo, ha profondamente segnato la visione di fare arte in quegli anni.
Happening è una corrente artistica che vede "l'evento" come tema principale dell'opera.
Mentre i movimenti artistici precedenti puntavano sulla rappresentazione di un oggetto, gli artisti dell'happening creano un progetto di azione, nella quale il pubblico viene coinvolto attivamente, sottraendolo dal ruolo di estraneo ed immettendolo in rapporto attivo con l'evento artistico.
L'azione creata dall'artista non avviene in luoghi convenzionali come gallerie o musei, ma negli spazi della città, dove l'artista si reca ed irrompe con il suo gesto.
Happening, infatti, é un gesto d'irruzione nello spazio quotidiano, organizzato in tempi e luoghi ove non é prevista la presenza della produzione artistica. L'evento si sviluppa dunque secondo una improvvisazione che rompe le abitudini mentali dello spettatore.
Il Grande fratello, interpreta a piena questo concetto, ma lo porta all'esasperazione. Mentre negli anni 60 il Teatro é stato l'arte più vicina all' Happening, oggi, il mezzo più adatto, é la televisione, (mezzo assolutamente freddo che fruisce sul pubblico implacabilmente e senza limiti ).
12 ragazzi chiusi in una casa che "interpretano" se stessi (o quello che credono d'essere, o quello che vorrebbero essere, o quello che vorrebbe il pubblico), non recitano. Non potrebbero recitare per 3 mesi di fila, si arriverebbe alla paranoia, allo sdoppiamento forzato della personalità. Interpretano il ruolo di se stessi, guardandosi continuamente da fuori cercando di modellarsi su un personaggio che credono per loro il più adatto. E alla fine ci credono anche.
Lo stesso accadeva (se pur con tempi molto più stretti) nelle opere di Happening, dove, John Cage, Robert Whitman o Jim Dine stavano ore ad interpretare dei ruoli che si ponevano, mantenendo SEMPRE la loro personalità D'ARTISTA.
Ma, nel caso del Grande Fratello, chi é l'artista? Di certo non i ragazzi, perché mentre nell'happening era l'autore a dettare delle regole (se pur minime alcuni paletti c'erano) con l'aiuto del pubblico, qui i ragazzi sono soggetti al "Grande Fratello". Ma pur ponendo le sue regole neanche il "Grande fratello" é l'artista.
Il vero artista nel GRANDE FRATELLO é il TEMPO.

Tempo: "la dimensione all'interno della quale viene concepito e ricordato il trascorrere delle cose e degli eventi; concr. questa stessa successione
come entità misurabile: orario"

Se ogni arte é figlia del proprio tempo, non ci resta che accettarlo, il GRANDE FRATELLO, é arte!

4 commenti:

Marco Rizzo ha detto...

Ma che Happening! La mediazione dello schermo televisivo, la natura costruita del programma lo allontanano mille miglia dalle forme d'arte che dici.

I partecipanti non recitano? A parte che, ricordiamocelo, sanno bene di essere sempre sotto le telecamere, io credo che vengano scelte appunto quelle persone che realmente, autenticamente, nella vita di tutti i giorni sono delle autentiche macchiette, la cui naturale propensione verso il mondo dei VIP, con quegli atteggiamenti da "personaggi", viene solo accentuata dal "sistema GF".

Claudio ha detto...

la natura "DISTRUTTIVA" (non costruttiva) invece avvicina l'arte al programma. Viviamo nella totale enfatizzazione del distruggerci ma col visibilio del pubblico (vedi Matrix ieri sera), il Wrestling, e tg come studio Aperto. L'applauso tra uno schiaffo o un pesante dibattito politico é oramai il contorno della società e se pur non ci piace questo, ne rispecchia la socità.
I partecipanti, ripeto NON recitano, non possono perché SONO così. Il loro essere personaggio come dici giustamente tu esisteva prima ancora dell'essere dinnanzi alla tv. La telecamera, non trasforma (con la recita), ma amplifica le condizioni caratteriali e se già erano su un palco nella vita lì dentro sono all'atto finale della loro commedia.
Il Grande Fratello é la "merde d'artiste" mediatica di Piero Manzoni!

Marco Rizzo ha detto...

Resto convinto si tratti di Merda e basta, anzi, proprio merda mediatica. Non c'è nessun'arte nell'essere i coglioni, gli sbruffoni, i fighetti, le zoccole che i partecipanti sono ogni giorno. Tutti con caratteri e caratteristiche sopra le righe e sotto la normalità, gente che recita ogni giorno quel ruolo di macchietta al punto di diventarlo.
Tutto è così costruito, posticcio e allineato, come dicevo nel mio blog, che perde il fascino del trash.
Senza contare che è un appiattimento dei cervelli che Il Grande Fratello (quello vero!) ci impone per evitarci di parlare d'altro e di pensare, sopratutto.

Claudio ha detto...

Ma infatti io sono convinto che la mia sia più un'analisi PERSONALISSIMA sul fenomeno "grande Fratello" e non un'elogio a quest'ultimo.
il fatto che mi piaccia é perché rende ancora più assurdo il mondo in cui viviamo.
Che questi tizi siano dei coglioni deficenti fighettini che non hanno nessun obbiettivo nella loro vita che mettersi il pantalone griffato su questo non ci piove.
Ma non lo trovo più assurdo di quando vado in piazza ad esempio, perché sono tutti come loro!
Rispecchiano l'oggi é triste a dirlo, ma é così. E facendo un giro sul web, tutti lo criticano, tutti dicono che una merda ma tutti sanno parlare della cinesina, del poeta e del coatto romano.
Allora chi é peggio chi lo vede e fa finta di non vederlo? o chi ci partecipa perché spera di essere visto? Mah! Hai posteri larga sentenza!
; )