lunedì, settembre 26, 2005

microIntervista a GIOVANNI GUALDONI






Cosa é il fumetto per te e come ci sei arrivato?

A costo di sembrare impopolare, per me il fumetto, almeno al livello a cui sono io, è nella migliore delle ipotesi "intrattenimento". Al pari di un buon film o di un buon libro. A livelli più alti e molto rari, diventa una forma d'arte che può sposare un grande testo con una meravigliosa illustrazione. E' quello a cui ambisco di arrivare ma che so essere molto distante, sopratutto per la parte dei testi. Sono ancora un medrioche scrittore con buone idee ma con pochissima esperienza. L'esperienza arriverà con il tempo e l'esercizio. Devo solo avere pazienza e sperare che lo stress e le cattività di cui sfortunamente questo mestiere è pieno non mi portino nella tomba prima. Riguardo a come ci sono arrivato è una storia lunga una vita. Inizia alle medie. Per attaccare bottone con una ragazza che mi piaceva compro il mio primo Dylan Dog("quando la città dorme") che lei leggeva. Da li l'inizio della passione, non con la ragazza, purtroppo o per fortuna, ma con il fumetto. Inizio a comprarne molti, poi moltissimi. Divento un collezionista sfegatato. Inizio a girare fiere e mercatini comprando fumetti all'ingrosso. Oggi ne possiedo quasi 50.000 che da soli occupano un'intera stanza. Poi fondo un club di fumetti e, in seguito, una fumettoteca pubblica, all'epoca era la seconda in Italia dopo quella del Centro Andrea Pazienza. Infine mi iscrivo a una Scuola del Fumetto di Milano e conosco gli autori con cui lavoro oggi, Gabriele Clima, Stefano Turconi e Matteo Piana. Mi rendo anche conto presto di non essere troppo bravo a disegnare e di fare molta fatica. Troppa fatica. Così decido di fare come quasi tutti i disegnatori di fumetti mancati: faccio lo sceneggiatore. La prima esperienza con Armadel, un fumetto multimediale pubblicato in internet sul sito del corriere della sera. Poi intravedendo la strada della pubblicazione all'estero, scrivo Akameshi e l'Anello dei 7 Mondi. Seguono a breve Starlight, Fantaghenna, Teknogeo e ora Wondercity.


- A quale progetti stai lavorando?

A molti. A troppi. Principalmente sono al lavoro su Wondercity, con il soggetto del sesto e la sceneggiatura del sette. Ho quasi terminato la supervisione del libro di omaggi di Wondercity che daremo alle stampe a inizio ottobre. Stò terminando la sceneggiatura del terzo episodio dell'Anello dei 7 Mondi e stò scrivendo 2 nuove serie per l'italia apposta per la Free Books. La prima si intitola "Dr Voodoo" ed è disegnata e colorata da Luigi Cavenago. La seconda è "Necrowest" per i disegni e colori Paolo Pantalena. Infine stò sviluppando con altri 2 sceneggiatori e con la supervisione artistica di David Messina, un progetto di serie internazionale dal titolo "Mannari". Devo scrivere, appena possibile, il terzo di Akameshi, il secondo di Fantaghenna e il seguito di Starlight.






-Quali storie preferisce raccontare?

La fantascienza, il fantasy, l'horror. In generale tutto ciò che è collegato con il fantastico e con l'immaginazione. Come detto considero il fumetto un intrattenimento e una fuga dalla realtà. Se si deve fuggire da qualcosa reputo sia meglio farlo per viaggiare in mondi lontani, avvincenti e intriganti.

- Quali autori italiani ammiri di più?

Quasi tutto. Per lo più quelli che lavorano fuori dagli schemi imposti dalle grande case editrice. In pratica ammiro tutti i disegnatori disoccupati d'italia. Sono quelli che più di ogni altro hanno avuto l'occasione di mantenersi giovani di testa e di stile, sperimentando e mettendosi continuamente in gioco.

- Cosa pensi delle Scuole di Fumetto?

Ammiro il concetto di scuola ma disapprovo ciò che molte scuole sono diventate in queste anni, ovvero una fabbrica di disoccupati e, al tempo stesso, un rifugio per molti autori dallo stile troppo vecchio per poter pubblicare ma che sono così incoscenti da voler insegnare il loro stile a nuovi autori.

- Come vedi il mercato italiano oggi?

Lo vedo per come è. Disastrato. Un duopolio Bonelli-Disney che da una parte permette a 500 autori di vivere del proprio lavoro e dall'altra impedisce qualunque sperimentazione e innovazione che è l'unico modo per sperare di risvegliare l'interessa attorno a questo nostro mestiere. Il tutto sullo sfondo di dati di vendita che continuano a calare e di piccole ma costanti ridimensionamenti nel numero di testate che mettono per strada o costringono a lavorare all'estero un numero sempre crescente di autori.

- Ogni autore ha un suo "sogno proibito", un desiderio, una storia da
scrivere un personaggio da creare... il tuo qual'é?

Ho un sogno molto banale ma che vedo ogni giorno più distate. Riuscire a scrivere liberamente e in pace, cosa che oggi faccio nei ritagli di tempo, riuscendo a delegare ad altri i compiti più ingrati e pesanti di questo mestiere: le pubbliche relazioni, la promozione, il cordinamento e la supervisione. Di sogni di storie da scrivere ne ho molte, tante quanto i disegnatori che ammiro e la cui arte mi ispira ogni volta una storia. Storie di cui purtroppo c'è sempre meno spazio qui in italia ma che, a mio avviso, c'è sempre più bisogno per evadere dai guai di ogni giorno.

2 commenti:

il matta ha detto...

grande giovanni! sono addirittura sorpreso che tu sia il primo ad aderire alle microinterviste di cla!
per chi stesse soffrendo, non si preoccupi. Sta arrivando anche la mia microintervista...

Claudio ha detto...

e questo é solo l'inizio! eh!eh!