martedì, novembre 08, 2005

LUCCA REPORTAGE FOTOGRAFICO











Grazie alle foto di alcuni amici, sono riuscito a mettere insieme un mini reportage della Lucca 2005.
Una cosa che mi riempie di gioia é stata la presenza della Scuola del Fumetto di Palermo in Fiera a soli 2 anni dalla nascita. Una presenza tanto importante quanto storica per noi tutti! Nelle foto alcuni allievi e docenti all'opera.
Sopra foto della conferenza di Cronaca, con io Rossana, Manlio, Salvatore, (Manuela e Azzurra, c'erano ma sono fuori campo).



sabato, novembre 05, 2005

LUCCA E' SEMPRE LUCCA



Sono tornato soltanto ieri dalla trasferta Toscana che mi ha visto al tavolo da lavoro in fiera a Lucca e al riposo per tre giorni a Firenze da mia nonna e i miei zii. E si, questa pausa nel capoluogo toscano mi ci voleva proprio, sopratutto perché questa Lucca é stata per me una delle più belle ma anche tra le più stancanti. In primis per il viaggio di merda che la Meridiana mi ha fatto fare, sballottandomi a Bologna anzicché a firenze come da biglietto, e poi col pullman ho fatto 2 ore di coda in autostrada per arrivare in aeroporto a Florencia, dopo un autobus che mi ha portato in stazione e infine 1 ora e mezzo per arrivare a Lucca, conclusione mi sono fottuto il primo giorno di fiera. Ma il giorno dopo mi sono rifatto, sono stato per la maggiore allo stand di Cronaca di Topolinia a disegnare per il numero uno di Avatar che per la cronaca é stato insieme ad Avalonia Special il più venduto della casa editrice, WOW! Questo mi riempie di gioia,aspetterò critche e giudizi in merito al lavoro.
In questi 4 giorni c'é stato un tempo meraviglioso, quasi non sembrava Lucca, soltanto l'ultimo giorno la cittadina medievale é uscita allo scoperto, piovendo a dirotto per tutto il giorno, inondando una parte dello stand dei collezionisti, incazzati con i dirigenti della fiera (giustamente) hanno richiesto l'aiuto dei vigili, che ho trovato sinceramente poco preparati alla situazione. Mi sono quindi chiesto "e se fosse piovuto (come ogni anno) tutti i giorni?" "Cosa sarebbe successo?" Mah! per fortuna é finita bene!
tornando alle cose belle, ho comprato dei volumi alla Coconino Press, tutti splendidi!
I due i Gipi che mi mancavano, Uno di Igort, Carnet di Viaggio di Thompson (quello di Blanket), Il bellissimo di Toffolo, e quello su Little Nemo, con gli omaggi di molti autori! Questa é stata la mia spesa più bella! Poi mi sono imbattuto sui volumi PlayPress "svenduti" totalmente! 300 di Miller é stato subito mio! E poi sono passato dallo stand di Comicus dove ho preso e letto Debbie Dillinger che ho votato come la rivelazione della fiera del 2005 e 12 con dentro due storie di due "mascalzoni" che conosco bene. Inoltre ho visto cose bellissime allo stand della "BD/Alta Fedeltà". Consiglio a tutti di vedere i loro prodotti, credo siano i più eterogenei che si possano trovare in una casa editrice, e sicuramente di qualità molto alta! Uno tra tutti il volume 4 di Alta fedeltà e 100 Anime del buon vecchio Alfio!
Moltissimi prodotti nuovi meritavano di essere presi, ma le borse e sopratutto le tasche, non lo permettevano, così mi sono ripromesso di prenderli a Romix...ma questa é un'altra storia!

giovedì, ottobre 27, 2005

IL FRONTESPIZIO










Ecco il frontespizio per la mia storia sul "Primitivo Magazine".

ALLE PORTE DI LUCCA

Lucca é oramai vicina, e io sto mettendo in ordine tutto quanto, prima di prendere il volo per 1 settimana a base di fumetti! Sarà bello rivedere tanti amici e chiaccherare con loro di nuove uscite e progetti futuri. Sono curioso di sapere come andrà AVATAR, spero bene, e poi finalmente conosco alcuni autori che ho sentito soltanto per telefono o per mail! Nell'attesa del mio ritorno posto il frontespizio che ho realizzato per la mia storia sul "Primitivo Magazine

domenica, ottobre 23, 2005

LE 24 ORE PRIMITIVE





Qualche settimana fa abbiamo visto all'opera sul sito dello SpazioBianco un gruppo di 20 professionisti del mondo dei fumetti, che hanno dato vita ad una manifestazione mostruosamente bella!!! La 24h fumetto!Tra l'altro lavori meravigliosi, ricchi e potenti sia sui testi che sui disegni! Spero ne faranno presto un libro! Tutti e dico tutti veramenti belli!
Mi sono mangiato le mani a non esserci andato (e pensare che Calzolari me l'aveva anche chiesto), fatto sta che parlandone tra amici qui nella ridente "Terronia" abbiamo deciso di farlo anche noi, con un regolamento totalmente diverso.





Bisognava produrre un albo di 40 pagine, ognuno di noi doveva fare 5 tavole a testa, il "Primitivo Editore" li avrebbe pubblicati. ce l'abbiamo fatta! e' stato micidiale, divertentissimo, un'esperienza che spero presto di rifare! Qui potete trovare tutto l'esodo della produzione, filmata e monitorata dal primitivo in persona!




Non possono mancare i ringraziamenti, in Primis al Marcone Failla che ha messo casa, mangiare e tv per tutto quello che di più trash é stato prodotto nel mondo, e poi a Sergio, Aurelio, Roberto, Il primitivo e primitivas , Cecilia e naturalmente Tano!
Il volume sarà presto stampato e quindi ci faremo un'altra bella serata con tavole esposte, fiumi di Coca Cola e tonnellata di cioccolata!


mercoledì, ottobre 19, 2005

microIntervista a GIOVANNI DI GREGORIO








- Cosa é il fumetto per te e come ci sei arrivato?

Un mezzo straordinariamente versatile attraverso cui
raccontare delle storie. Peccato sia un lavoro così
solitario. Ci sono arrivato per caso, grazie
all’incontro con i membri della vivace comunità
fumettistica palermitana, che mi insegnano ogni giorno
cose nuove. Le mie lacune sono tante, ma loro sono di
più.

- A quale progetto/i stai lavorando?

Con il buon (e brav) Marco Hasmann stiamo realizzando
per la Pavesio un albo che uscirà in Italia e in
Francia. In campo seriale scrivo per Monster Allergy,
Dampyr e Dylan Dog. A proposito, qualcuno di voi ha
delle idee per un soggetto di Dylan, prima che ricorra
ai funghi allucinogeni?

-Quali storie preferisci raccontare?

I reportage, le biografie, quelle che frugano tra le
pieghe della Storia o della Vita per portarne alla
luce i personaggi minori o le semplici comparse.
Quelle che hanno una vena sotterranea di denuncia,
testimonianza o riflessione. E infine quelle
divertenti, ironiche e grottesche, surreali, che
rivoltano la realtà come un calzino e ce la
restituiscono più leggera.



- Quali autori italiani ammiri di più?

Tre per tutti: Altan, Gipi e Sergio Toppi. Nelle loro
storie vibra qualcosa di profondo, di autentico, che
illumina ed emoziona. Altan stappa la mente, è
rivelatore, secondo me è la reincarnazione di un
oracolo egiziano. Le tavole di Toppi possiedono
un’intensità e un’armonia che ti lasciano
boccheggiante. Negli orizzonti bassi di Gipi si
respira bene, fanno spazio dentro di te. E poi i tre
sono maestri della sintesi, ultimo traguardo
dell’artista: saper raccontare un’emozione con un
colore, saper racchiudere un atteggiamento in una
battuta.



-Cosa pensi delle Scuole di Fumetto?

Come tutte le scuole, sono utili nella misura in cui
ti mettono in contatto con persone (colleghi e
docenti) appassionate e competenti. Lo scambio è seme
di creazione, sempre. E l’entusiasmo e l’esperienza di
un buon maestro vale più di cento manuali. Le scuole
di fumetto in ogni caso non sono indispensabili nè
sufficienti. Ma se forse non si può insegnare a
diventare un buon sceneggiatore, sicuramente è
possibile spiegare quali sono gli errori da evitare.
Basta questo per giustificare le scuole di fumetto?
Poi c'è un altro problema. Il rischio –reale e
assolutamente non trascurabile- di sfornare
disoccupati. Basta questo per chiudere le scuole di
fumetto? E quelle di latino? E quelle di uncinetto?

- Come vedi il mercato italiano oggi?

Non ho né le capacità né la voglia di fare un’analisi.
Accetto a malincuore il fatto che il fumetto –insieme
a mille altre cose- debba sottostare alle leggi del
mercato. Sarebbe bello sottrarglielo, almeno in parte.
In una recente intervista Massimo Bonfatti dice che “i
veri umoristi dovrebbero ricevere un vitalizio
statale, perché è incalcolabile il bene che fanno alla
gente”. La considerazione si può allargare a tutto il
fumetto e a quelle mille altre cose di cui sopra.
Il discorso meriterebbe uno spazio di discussione ben
più ampio: siamo così sicuri che il mondo di oggi
abbia bisogno di buoni chimici più che di buoni
raccontatori di storie? E allora perché investe più
nei chimici?

-Ogni autore ha un suo "sogno proibito", un desiderio,
una storia da scrivere un personaggio da creare... il
tuo qual è?

Il mio sogno proibito è fare una bella storia ogni
dieci anni, se e quando trovo un’idea forte e il modo
di svilupparla. Perdermici dentro, perderci tempo,
perdere tempo. Bisognerebbe essere ricchi o fare un
altro lavoro. Per fortuna ho un dottorato in chimica.
E di racchie ereditiere in cerca di marito è pieno il
mondo.

domenica, ottobre 16, 2005

microIntervista a GIUSEPPE FRANZELLA












- Cosa é il fumetto per te e come ci sei arrivato?

Non lo so esattamente cosa rappresenti per me, so solo che fa parte così visceralmente di me che è un pò come se mi chiedessi cosa ne penso del mio stomaco... bè è lì... c'è... a volte brucia, a volte è ingordo a volte è pieno altre è vuoto... altre ancora fa male... senza non potrei stare.
Ci sono arrivato per "colpa" di un mio compagno di banco al liceo classico che mentre mi faceva le versioni mi teneva occupato facendomi leggere Tex e Dylan Dog... cosi lasciai tutto per nuovi orizzonti...

- A quale progetto/i stai lavorando?
Sempre lo stesso da nove anni, quasi: Brendon. Mi va bene così.

-Quali storie preferisci raccontare/ disegnare?

Ormai mi sono affezionato così tanto al fantasy (se pure post-apocalittico) che difficilmente mi adatterei a disegnare un genere più realistico. Per quanto riguarda le storie in sé, sicuramente quelle dove i personaggi devono venir fuori in maniera significativa e quelle dove la sceneggiatura non ti ingabbi in maniera tale da non poterti esprimere come vorresti.






- Quali autori italiani ammiri di più?

Tantissimi e quasi tutti in Bonelli, ognuno per motivi diversi, ma mi sembrerebbe riduttivo dirne solo alcuni, per cui, o li cito tutti o nessuno.

-Cosa pensi delle Scuole di Fumetto?

Io vengo da una scuola di fumetto, quindi posso solo dirne bene. Lì ho accorciato dei tempi che da autodidatta sarebbero stati senz'altro più lunghi.
Nessuna scuola ti garantisce che lavorerai, è vero ma dubito che una laurea sia capace di garantirti automaticamente un lavoro, dipende da te e da diversi altri fattori; se sei capace e testardo prima o poi un varco lo trovi.



- Come vedi il mercato italiano oggi?

Non seguo molto il mercato a dire il vero, ma a parte Bonelli e Disney quel che resta è davvero poco, e mi dispiace. Tante buone cose restano nei cassetti perché non si trova chi ti produce, alcune restano sugli scaffali per scarsa visibilità, altre "novità" lo sono solo di nome perché ricalcano cliché già visti e rivisti e in ultimo, l'invasione giapponese non lascia scampo a nessuno...
...è messo bene mi pare, no?

-Ogni autore ha un suo "sogno proibito", un desiderio, una storia da
scrivere un personaggio da creare... il tuo qual'é?

E' una storia che ancora non è stata scritta, o forse non è ancora il tempo di disegnarla, ma so che un giorno, forse, si rivelerà... Oggi mi divertirebbe tanto disegnare un'avventura di Wolverine, sperimentando graficamente qualcosa di diverso da quel che faccio abitualmente...



venerdì, ottobre 14, 2005

"AVATAR" ALLA SCUOLA DEL FUMETTO












La "Scuola del Fumetto" è lieta d' invitare la S.V. alla presentazione del fumetto AVATAR scritto da Rossana Baldanza per la casa editrice Cronaca di Topolinia, Sabato 15 ottobre alle ore 17.00.
L'evento si svolgerà presso la sede della Scuola del Fumetto in via De Spuches, 6.
Interverranno:
Rossana Baldanza, creatrice della serie e sceneggiatrice;
Claudio Stassi, disegnatore del numero 1 e supervisore della serie;
Sergio Algozzino, disegnatore e colorista delle copertine;
Marco Rizzo, Critico e Sceneggiatore.
Alla fine della presentazione alcuni dei disegnatori della serie
realizzeranno disegni estemporanei per il pubblico intervenuto.

Ingresso Libero



Per contatti chiamare:


Scuola del Fumetto di Palermo

Via De Spuches, 6


Tel: 091/582741


www.grafimated.com


E-Mail:grafimated@libero.it


oppureScuola del Fumetto di Milano

Tel: 02/8356371 – 02/8393267
www.scuoladelfumetto.com

E-Mail: info@scuoladelfumetto.com

giovedì, ottobre 13, 2005

microIntervista a ADE CAPONE










- Cosa é il fumetto per te e come ci sei arrivato?

Banale ripeterlo, ma è una passione diventata lavoro e rimasta comunque una passione. Mi sento un privilegiato, sì. Ci sono arrivato scrivendo e riscrivendo soggetti che spedivo a destra e sinistra.


- A quale progetto/i stai lavorando?
Sto lavorando a nuove storie di Lazarus e di Zagor. Inoltre all'editing di varie mie storie (Il Potere e la Gloria, Erinni, Entangled, Morgan) per l'estero, per conto di Narwain Publishing. Sto anche scrivendo una storia nuovissima, Connect, che uscirà negli States in formato comic book, a febbraio 2006. Infine, sto seguendo la preparazione dell'edizione brasiliana e turca di LL: Parecchia carne al fuoco, sì.


-Quali storie preferisce raccontare/ disegnare?
Quelle fantascientifiche/tecnologiche e quelle medioevali.





- Quali autori italiani ammiri di più?
In ordine casuale: Sclavi, Castelli, Berardi, Nolitta.

-Cosa pensi delle Scuole di Fumetto?
Molto utili a livello tecnico per i disegnatori. Molto meno per gli sceneggiatori. Come dice Paola Barbato: "O sei un narratore o non lo sei." Se non lo sei, non c'è scuola che tenga.







- Come vedi il mercato italiano oggi?
Un mercato di nicchia per prodotti sempre più di nicchia, salvo eccezioni come Witch. Ma una rondine non fa primavera. Gli under 16 leggono sempre meno fumetti, manga compresi. Spero che i fatti mi smentiscano. Per natura sono ottimista.


-Ogni autore ha un suo "sogno proibito", un desiderio, una storia da
scrivere un personaggio da creare... il tuo qual'é?
Una storia che ricrei lo spirito di certi film italiani degli anni '50. Ce l'ho nel cassetto da tempo. Ed è proprio il tempo il mio costante problema. Comunque sia, ho già avuto dal fumetto anche più di quanto desiderassi quando ho iniziato.


mercoledì, ottobre 12, 2005

microIntervista a MANLIO MATTALIANO








Cosa é il fumetto per te e come ci sei arrivato?
Il fumetto è un mezzo di espressione creativa come tanti altri. Ma è anche e soprattutto intrattenimento. Queste due anime imprescindibili sono le stesse, diciamo, del cinema (nonostante molti pensino il contrario) e quindi la scrittura per il fumetto è espressione artistica ma anche e sopratutto mestiere. Capacità di dare ai lettori quello che vogliono leggere...riuscendo magari a scrivere qualcosa, mettendoci quel pizzico di te in ogni cosa che ti fa sentire soddisfatto del tuo lavoro. Un medium in bilico tra arte e artigianato. E, visti i tempi, anche tra declino e rinascita. Al fumetto ci sono arrivato cominciando a scrivere...prima una storia, un soggetto qui e uno lì...più passava il tempo più sentivo che dovevo raccontare. Quindi l’esordio su Piccoli Brividi della Panini e su Prezzemolo, poi le strisce degli Animarvel e la serie Avalonia. Il resto lo devo ancora scrivere...

- A quale progetto/i stai lavorando?
A molti contemporaneamente, come sempre. A parte la mia serie Avalonia, che uscirà in autunno a colori, sto anche finendo di supervisionare il numero zero di una serie per ragazzi che uscirà per Italycomics, sempre a novembre. A dicembre invece l’esordio della serie “Jek Vans” per la Free-Books. Il resto, come sempre, sono sempre progetti...alcuni più avanti, altri meno, tra cui l’ambito esordio in Francia. Ma da quando sto a Roma mi sto dando da fare anche nella sceneggiatura per l’animazione...

-Quali storie preferisce raccontare/ disegnare?
Io amo l’avventura, di tutti i generi, ma preferibilmente realistica. Noir, fantasy, metropolitano, thriller. Trovo stimoli in tutti i generi. Per questo la serie per ragazzi che uscirà prossimamente è la mia prova personale più impegnativa, in quanto più distante dai generi che frequento abitualmente...ma bisogna pur mettersi alla prova, non credi?!


- Quali autori italiani ammiri di più?
Sicuramente Alfredo Castelli e Antonio Serra sono stati gli autori che più mi hanno influenzato, come stile e “poetica” del raccontare a fumetti. Ma anche molti autori americani, come John Byrne prima e adesso Brian Bendis. Ma tutti, da Michele Medda a Matteo Casali (per citarne due molto distanti tra loro) in un modo o nell’altro mi hanno trasmesso qualcosa. Che spero di avere assimilato...nel bene e nel male...nel tentativo di crearmi uno stile personale.

-Cosa pensi delle Scuole di Fumetto?
Che sono cosa buona e giusta. Certo...se tutte insegnassero veramente a fare fumetti (non commento) avremmo un mercato invaso da autori che forse non riuscirebbero a lavorare. Ma, di contro, se le scuole formassero nuove leve degne di nota, forse assisteremmo ad un progressivo svecchiamento del mezzo. Ma le case editrici italiane quanto sono pronte a scommettere su giovani autori?! Quasi nulla. Quindi è giusto che ci siano e continuino ad esistere. Ma che gli autori siano pronti a sgomitare per trovare il loro posto nel mercato...fino a quando non cambierà qualcosa nella mentalità degli editori.




Come vedi il mercato italiano oggi?
Io vedo una crisi profonda. Ma anche un tentativo di rinascita. Il medium è in crisi, è vero, si perdono lettori ogni mese. Ma io credo proprio che sono i lettori ad essere cambiati (come età, gusti e approccio al fumetto). Alcune case editrici lo stanno capendo, facendo alcuni timidi tentativi di rinnovarsi. Spero lo capiscano anche gli autori. Altrimenti nei prossimi anni assisteremo, credo, ad una progressiva sostituzione di tutti gli autori che conosciamo e apprezziamo con altri nuovi, cresciuti nelle nuove generazioni, e molto più vicini ai nuovi gusti del pubblico. Speriamo tutti di essere tra quelli che le nuove generazioni di lettori apprezzeranno....


-Ogni autore ha un suo "sogno proibito", un desiderio, una storia da
scrivere un personaggio da creare... il tuo qual'é?
Questa è facile. Il mio “personaggio nel cassetto” è un noir italiano ambientato a Milano che fluttua tra le scrivanie dei vari editori dai tempi gloriosi della Montego...ma ancora non ha trovato un editore. Non ho ancora capito se l’idea è troppo avanti per i tempi, o se invece proprio non funziona. Cerco di non innamorarmi troppo dei progetti che scrivo, ma su questo ho sempre lasciato un pezzo di cuore. Vedremo il futuro...

lunedì, ottobre 10, 2005

UNA SERATA DA RICORDARE




Stoppo un'attimo le MicroInterviste (che tornano) per raccontare di una bella serata passata Venerdì!
Giorno 1 e giorno 7 Ottobre sono stato a Trapani. All’interno della manifestazione marittima America’s Cup, cé stata la SEGNALI DI FUMETTO 2005 - NUVOLE DI ACQUA SALATA, organizzata dal buon Franco Borghi, e supervisionata dal bell’uomo di Marco Rizzo.
Nella prima giornata (giorno 1) Io, Marco (Failla) e Sergio (Algozzino), eravamo gli ospiti d’onore (WOW!), abbiamo fatto una conferenza dove per fortuna c’era un po di gente, poi abbiamo fatto un pò di disegni e infine siamo andati a mangiare.



Sergio e Marco hanno cercato di capire quanto largo fosse il loro stomaco, eh!eh! Finito tutti insieme di cenare, Franco ci chiede se ci va di fare qualche altro disegno, naturalmente accettiamo e ci rimettiamo al tavolo da disegno. Poi si fa tardi, e siccome l’indomani si lavorava siamo tornati a Palermo.
Giorno 7 invece l’ospite d’onore é stato Fabio Celoni. Una persona meravigliosa!





Io, Francesca (la mia metà) e Giovanni (Di Gregorio) ci siamo diretti per quel di Trapani, anche se il diluvio universale ci seguiva, siamo riusciti ad arrivare alla meta per goderci Fabio al lavoro. Purtroppo ci siamo persi la conferenza, ma tutto quello che gli hanno chiesto nel pubblico ci abbiamo pensato io e Giovanni a richiederglelo per cena.






Una persona simpatica, semplice e di indubbio talento artistico. Il suo Dylan Dog e quello di Nicola Mari sono quelli che amo di più. Finita la conferenza appunto siamo andati a cena alla pizzeria “LA GROTTA”. Erano già le 22 passate e la fame ci stava logorando lo stomaco, come la saliva di Alien. Arrivati in Pizzeria infatti abbiamo avvistato degli antipasti che hanno avuto vita breve, il buon Marco (Rizzo) ha fatto anche il bis!






Eravamo, Io, Francesca, Giovanni, Franco,Marco, amici di Marco, Fabio e Sergio (Tisselli). Anche Sergio, non lo conoscevo, é una persona splendida! Ho visto il suo ultimo lavoro, é un vero maestro del colore!
E’ stata una bella serata, abbiamo parlato di fumetti naturalmente, di lavoro, aneddoti vari, gusti personali ed esperienze che lungi da me raccontare!Ci siamo poi spostati in un bar del centro dove abbiamo continuato i nostri aneddoti, davanti un buon caffé freddo con panna! Una serata, che ricorderò sempre con immenso piacere!




sabato, ottobre 08, 2005

MicroIntervista a MICHELE MEDDA





>>Cosa é il fumetto per te e come ci sei arrivato?

Il fumetto è il mio lavoro, niente di più e niente di meno. Come ci sono arrivato.... Beh, mi piaceva leggerli, i fumetti, e a un certo punto ho pensato che mi sarebbe piaciuto farli. A dire il vero i miei primi tentativi sono stati come autore "completo" di strisce umoristiche. Poi conosce Antonio (Serra) e Bepi (Vigna) mi hanno portato in un'altra direzione. Col senno di poi, è stata una scelta saggia...

>> - A quale progetto/i stai lavorando?

Per Bonelli: Nathan Never e Dylan Dog. Disney: ho appena terminato una storia in due parti per Monster Allergy. Per il resto, solo una parte dei miei progetti riguarda il fumetto, e nessuno è in una fase così avanzata da poterne parlare.

>> -Quali storie preferisci raccontare?

Da professionista rispondo cinicamente: le storie che preferisco raccontare sono quello che sono sicuro di riuscire a terminare, e senza troppi sbattimenti. Per il resto, ci sono generi - come il pulp "alla Tarantino" - per cui non sento un grande trasporto (per usare un eufemismo). Così come non credo che riuscirei mai a scrivere Diabolik. Volendo generalizzare, non amo i personaggi negativi. E vorrei che ci fossero in giro più fumetti umoristici, soprattutto più fumetti per ragazzi. (E intendo dire *realmente* per ragazzi, non per trentenni col complesso di Peter Pan, né per ragazzi che credono di leggere un fumetto adulto solo perché contiene qualche tetta e qualche "fuck off".)





>> - Quali autori italiani ammiri di più?

Sul piano personale, ammiro diversi miei colleghi "bonelliani" , perché so con quale dedizione e con quale costanza lavorano, e temo sempre che siano superiori alle mie. Se parliamo sul piano oggettivo, i nomi che potrei fare sono nomi di defunti, e oltretutto per lavori realizzati venti-trent'anni fa. Nessun autore, oggi, è messo nelle condizioni per fare cose ammirevoli. Quella del Sergente Kirk e del Corriere dei Ragazzi era un'altra epoca, e soprattutto un'altra editoria.

>> -Cosa pensi delle Scuole di Fumetto?

Che aiutano a vivere gli insegnanti, ma non credo che aiuteranno gli studenti. Con ciò non intendo dire che le scuole non siano serie, anzi. Solo, temo che promettano ciò che non possono mantenere.



>> - Come vedi il mercato italiano oggi?

Il mercato italiano va benissimo. Babbo Natale esiste. Paul Mc Cartney è morto (quello che canta adesso è il suo sosia). E un amico di mio cugino ha conosciuto una in discoteca, poi si è svegliato in un fosso tutto bagnato e gli mancava un rene.

>> -Ogni autore ha un suo "sogno proibito", un desiderio, una storia da
>> scrivere un personaggio da creare... il tuo qual'é?

Il mio sogno era realizzare una serie avventurosa ambientata in Italia. E, insieme a Stefano Casini, ci abbiamo provato con "Digitus Dei". E' andata com'è andata. Tutti i dettagli nel mio sito, se vi piacciono le storie che non hanno un lieto fine.

mercoledì, ottobre 05, 2005

microIntervista a LUCA ENOCH




- Cosa é il fumetto per te e come ci sei arrivato?

il fumetto è stata la mia passione della prima infanzia e non mi ha più mollato
fino alla maturità.

- A quale progetto/i stai lavorando?

Oltre a Gea, che impegna il 90% del mio tempo lavorativo, sto lavorando a
Morgana per gli Umanoidi Associati in terra francese e sempre pe rloro a
un'altra storia per la collana "Dedales", un soggetto giallo -storico ambientato
nel Giappone del 1600.

-Quali storie preferisce raccontare/ disegnare?

All'inizio, soprattutto prima di diventare professionista, preferivo le storie
di fantasia: fantascienza stellare e fantasy. Poi, con Sprayliz, ho cominciato
ad apprezzare anche le storie calate nella nostra realtà. Con Gea sono riuscito
a creare un soddisfacente misto tra i generi.





- Quali autori italiani ammiri di più?

Oltre a Mario Alberti, disegnatore e colorista inarrivabile, mi piace molto
la Ghermandi,Barbucci&Canepa e Frezzato. Tra gli autori della "nuova leva"Gualdoni
è senz'altro il più prolifico e fantasioso.

-Cosa pensi delle Scuole di Fumetto?

Ai miei tempi - argh! parla il nonnetto... - le scuole di fumetto mi lasciavano
perplesso; di solito vi insegnava gente che non lavorava professionalmente,
secondo il cinico detto: "Chi sa, fa. Chi non sa, insegna". Oggi invece le
scuole si sono evolute nella giusta direzione; sopno sempre di più i colleghi
ben inseriti nel mondo del lavoro che insegnano anche in una di queste scuole;
in tal mondo lo studente ha un utilissimo aggancio col mondo lavorativo.






- Come vedi il mercato italiano oggi?

Non ci capisco nulla. Ho tentato di analizzarlo, ma è oltre le mie misere
capacità indagative. mi piace molto il proliferare dei microeditori, con
scelte editoriali molto calibrate e interessanti, anche se per pochi.

-Ogni autore ha un suo "sogno proibito", un desiderio, una storia da
scrivere un personaggio da creare... il tuo qual'é?



Non ho ancora scritto e disegnato un mio personaggio fantasy, il mio primo
amore.
Con Stefano Vietti abbiamo creato un bel character classico, "Dragonero"
che vedrà la luce nella collana dei "Romanzi a fumetti" bonelliani nell'autunno
del 2006 - spero- ma non lo disegno io :-(
Ma prima o poi...

domenica, ottobre 02, 2005

microIntervista a MARCO RIZZO



- Cosa é il fumetto per te e come ci sei arrivato?

Il Fumetto è la forma d'arte definitiva, che al suo apice unisce i migliori
testi con le migliori immagini. E' l'intermedialità prima del cinema, della
Tv e di Internet, si può fare di tutto, con costi bassissimi, e raggiungere
ogni tipo di pubblico. Ci sono arrivato leggendoli, parlandone,
commentandoli e infine facendone.

- A quale progetto/i stai lavorando?

Sto scrivendo una miniserie in tre episodi per la Free Books disagnata dal
compare Roberto di Salvo, Pianeta Rosso (serializzata da Gennaio su Brand
New!). Sto progettando un'altra miniserie sulla boxe dei tempi andati e sto
scrivendo il nuovo ciclo della strip della detective Debbie Dillinger che
appare su Comicus.it. Farei di più, se non fosse che sono agli sgoccioli con
l'Università.





-Quali storie preferisce raccontare/ disegnare?

Supereroi! Ovviamente è difficile, visto il mercato in cui ci troviamo. Ma
amo molto il noir e il pulp.

- Quali autori italiani ammiri di più?

Tito Faraci è un grande maestro. Sa scrivere di tutto, conosce benissimo i
meccanismi del medium. Diego Cajelli unisce alla perizia tecnica una
genialità sopraffina. Inoltre con queste due persone condivido (oltre che un
bellissimo rapporto) molti gusti in comune. Tra i disegnatori, stravedo per
Mastantuono, Enoch, Brindisi, Frisenda, Carnevale.
Mi manca Andrea Pazienza. Anzi, credo manchi a tutto il comicdom italiano un
Andrea Pazienza.

-Cosa pensi delle Scuole di Fumetto?

Se gestite bene, e se con insegnanti competenti, possono garantire
quantomeno conoscenze e praticità che l'autodidatta solo con più fatica può
ottenere. Senza parlare del confronto con i colleghi e gli insegnanti...

- Come vedi il mercato italiano oggi?

Troppi piccoli-medi editori che vorrebbero investire ma non possono, troppi
grossi editori con le tasche cucite.

-Ogni autore ha un suo "sogno proibito", un desiderio, una storia da
scrivere un personaggio da creare... il tuo qual'é?





Il mio sogno, come ogni sceneggiatore, sarebbe scrivere dei miei personaggi
preferiti. Lanterna Verde, o gli X-Men...
Se fossi in grado di disegnare ad un livello soddisfacente, mi metterei al
lavoro per un'epopea supereroica di mille pagine, la MIA opera, totalmente
personale... questo forse è un sogno ancora più proibito del primo!

giovedì, settembre 29, 2005

microIntervista a SERGIO ALGOZZINO







- Cosa é il fumetto per te e come ci sei arrivato?

Uno straordinario mezzo d'espressione. Che poi ci sia o no la tecnica poco importa, il fine, a volte dimenticato, è sempre e solo quello di raccontare, basta essere professionali nel farlo. Leggo e faccio fumetti da sempre, non ho scampo...

- A quale progetto/i stai lavorando?

Principalmente lavoro con la Red Whale, su Monster Allergy ed altri due o tre progetti, come colorista, illustratore o supervisore; Guillaume Bianco, disegnatore e sceneggiatore francese, mi ha affidato delle bellissime strip e una storiella grottesca: ogni due numeri pubblico una strip di Spider Gek sulle pagine dell'Uomo Ragno italiano, affiancato ai testi da Manlio Mattaliano e da Cecilia Giumento ai colori, disegno le copertine per Avatar e scrivo delle schede di approfondimento su alcuni artisti esclusi dal mio libro, Tutt'a un Tratto, sul sito di Komix.it.

-Quali storie preferisce raccontare/ disegnare?

Ormai credo di avere ben definito i miei gusti o nell'umoristico, con disegno grottesco, o nel noir/metropolitano, col disegno realistico. Poi c'è sempre un certo amore per il fantasy, ma per quello ci vuole la lineachiara...






- Quali autori italiani ammiri di più?

In generale, Andrea Pazienza, Hugo Pratt, Guido Crepax, Dino Battaglia, Sergio Toppi. Delle ultime generazioni Nicola Mari, Piero dall'Agnol, Davide Toffolo, Andrea Accardi,Alessandro Barbucci, Giuseppe Franzella, Gianni Allegra...

-Cosa pensi delle Scuole di Fumetto?

Premetto di non avere frequentato una Scuola. Penso che le scuole possano servire e non servire, ma che alla base di tutto debba starci una grandissima voglia di fare, sommata ad una certa dose di umiltà. In ogni caso, è ovvio che una scuola aiuta molto più facilmente che un percorso personale.

- Come vedi il mercato italiano oggi?

Ieri avrei risposto una cosa, oggi un altra. Dunque lo vedo un pò incostante, alla ricerca di qualcosa di non molto chiaro. L'editoria in sè non la vedo molto male, aumentano gli editori e le possibilità di lavoro, ma manca ancora una base minima di rispetto per il lavoro che fai, e per il tempo che impieghi, anche da parte di editori che potrebbero permettersi di farlo.

-Ogni autore ha un suo "sogno proibito", un desiderio, una storia da
scrivere un personaggio da creare... il tuo qual'é?

C'è Foolys, ma ci sono molte altre cose, che è meglio rimangano segrete finchè non capita un bel colpo di culo!

lunedì, settembre 26, 2005

microIntervista a GIOVANNI GUALDONI






Cosa é il fumetto per te e come ci sei arrivato?

A costo di sembrare impopolare, per me il fumetto, almeno al livello a cui sono io, è nella migliore delle ipotesi "intrattenimento". Al pari di un buon film o di un buon libro. A livelli più alti e molto rari, diventa una forma d'arte che può sposare un grande testo con una meravigliosa illustrazione. E' quello a cui ambisco di arrivare ma che so essere molto distante, sopratutto per la parte dei testi. Sono ancora un medrioche scrittore con buone idee ma con pochissima esperienza. L'esperienza arriverà con il tempo e l'esercizio. Devo solo avere pazienza e sperare che lo stress e le cattività di cui sfortunamente questo mestiere è pieno non mi portino nella tomba prima. Riguardo a come ci sono arrivato è una storia lunga una vita. Inizia alle medie. Per attaccare bottone con una ragazza che mi piaceva compro il mio primo Dylan Dog("quando la città dorme") che lei leggeva. Da li l'inizio della passione, non con la ragazza, purtroppo o per fortuna, ma con il fumetto. Inizio a comprarne molti, poi moltissimi. Divento un collezionista sfegatato. Inizio a girare fiere e mercatini comprando fumetti all'ingrosso. Oggi ne possiedo quasi 50.000 che da soli occupano un'intera stanza. Poi fondo un club di fumetti e, in seguito, una fumettoteca pubblica, all'epoca era la seconda in Italia dopo quella del Centro Andrea Pazienza. Infine mi iscrivo a una Scuola del Fumetto di Milano e conosco gli autori con cui lavoro oggi, Gabriele Clima, Stefano Turconi e Matteo Piana. Mi rendo anche conto presto di non essere troppo bravo a disegnare e di fare molta fatica. Troppa fatica. Così decido di fare come quasi tutti i disegnatori di fumetti mancati: faccio lo sceneggiatore. La prima esperienza con Armadel, un fumetto multimediale pubblicato in internet sul sito del corriere della sera. Poi intravedendo la strada della pubblicazione all'estero, scrivo Akameshi e l'Anello dei 7 Mondi. Seguono a breve Starlight, Fantaghenna, Teknogeo e ora Wondercity.


- A quale progetti stai lavorando?

A molti. A troppi. Principalmente sono al lavoro su Wondercity, con il soggetto del sesto e la sceneggiatura del sette. Ho quasi terminato la supervisione del libro di omaggi di Wondercity che daremo alle stampe a inizio ottobre. Stò terminando la sceneggiatura del terzo episodio dell'Anello dei 7 Mondi e stò scrivendo 2 nuove serie per l'italia apposta per la Free Books. La prima si intitola "Dr Voodoo" ed è disegnata e colorata da Luigi Cavenago. La seconda è "Necrowest" per i disegni e colori Paolo Pantalena. Infine stò sviluppando con altri 2 sceneggiatori e con la supervisione artistica di David Messina, un progetto di serie internazionale dal titolo "Mannari". Devo scrivere, appena possibile, il terzo di Akameshi, il secondo di Fantaghenna e il seguito di Starlight.






-Quali storie preferisce raccontare?

La fantascienza, il fantasy, l'horror. In generale tutto ciò che è collegato con il fantastico e con l'immaginazione. Come detto considero il fumetto un intrattenimento e una fuga dalla realtà. Se si deve fuggire da qualcosa reputo sia meglio farlo per viaggiare in mondi lontani, avvincenti e intriganti.

- Quali autori italiani ammiri di più?

Quasi tutto. Per lo più quelli che lavorano fuori dagli schemi imposti dalle grande case editrice. In pratica ammiro tutti i disegnatori disoccupati d'italia. Sono quelli che più di ogni altro hanno avuto l'occasione di mantenersi giovani di testa e di stile, sperimentando e mettendosi continuamente in gioco.

- Cosa pensi delle Scuole di Fumetto?

Ammiro il concetto di scuola ma disapprovo ciò che molte scuole sono diventate in queste anni, ovvero una fabbrica di disoccupati e, al tempo stesso, un rifugio per molti autori dallo stile troppo vecchio per poter pubblicare ma che sono così incoscenti da voler insegnare il loro stile a nuovi autori.

- Come vedi il mercato italiano oggi?

Lo vedo per come è. Disastrato. Un duopolio Bonelli-Disney che da una parte permette a 500 autori di vivere del proprio lavoro e dall'altra impedisce qualunque sperimentazione e innovazione che è l'unico modo per sperare di risvegliare l'interessa attorno a questo nostro mestiere. Il tutto sullo sfondo di dati di vendita che continuano a calare e di piccole ma costanti ridimensionamenti nel numero di testate che mettono per strada o costringono a lavorare all'estero un numero sempre crescente di autori.

- Ogni autore ha un suo "sogno proibito", un desiderio, una storia da
scrivere un personaggio da creare... il tuo qual'é?

Ho un sogno molto banale ma che vedo ogni giorno più distate. Riuscire a scrivere liberamente e in pace, cosa che oggi faccio nei ritagli di tempo, riuscendo a delegare ad altri i compiti più ingrati e pesanti di questo mestiere: le pubbliche relazioni, la promozione, il cordinamento e la supervisione. Di sogni di storie da scrivere ne ho molte, tante quanto i disegnatori che ammiro e la cui arte mi ispira ogni volta una storia. Storie di cui purtroppo c'è sempre meno spazio qui in italia ma che, a mio avviso, c'è sempre più bisogno per evadere dai guai di ogni giorno.

domenica, settembre 25, 2005

MICROINTERVISTE

Avere Comicuscome Server mi mette una certa responsabilità addosso. Così ho deciso che oltre a scrivere i miei pensieri e le mie manie (oltre a postare i miei lavori), farò delle microinterviste ad alcuni colleghi/ amici del mondo dei "Comics".
Nulla di nuovo si intende, semplici domande tutte uguali per tutti quanti,e ognuno dice quello che più gli sembra giusto. La scelta di fare le stesse domande é semplice. mi sono trovato spesso a riflettere su alcuni punti relativi alla "definizione di fumetto" o sull'editoria fumettistica dove credevo di pensarla esattamente come tutti gli altri. Con mio stupore quello che credevo il pensiero universale di un fumettista si é rivelato un semplice pensiero personale. Ovviamente, risponderebbe chiunque.... a questo punto infatti proprio perché mi piace entrare dentro la logica degli argomenti e capire fino a quante varianti di un'unico domanda possono coeistere nelle risposte di vari professionisti, ecco nate le MicroInterviste. Domani posterò la prima...

giovedì, settembre 22, 2005

TORNA L'ISOLA DEI FAMOSI




Chi mi conosce sa quanto mi piacciono l'isola dei famosi e Grande Fratello. Intendiamoci sono dei programmi che fanno cagare i polli, ma mi fà impazzire l'idea di vedere dei dementi che si chiamano VIP trovarsi a fare delle cose soltanto perché sperano di tornare sulla cresta dell'onda! La maggior parte di questi "VIP" infatti non vede la lucina rossa delle telecamere (da protagonisti) da parecchi tempo e adesso sperano di sfondare il video, raccogliendo telline, patendo la fame, mangiando riso crudo, dormendo sulla sabbia, cagando tra i cespugli e sminchiandosi le gambe nelle mangrovie. Diciamo la verità... E' una Meraviglia! Poi, giuro, ci ho provato a non vederlo. Ieri sera ho visto Dottor House, che era anche l'ultima puntata, ma oggi mi sono rifatto e su Sky ho rivisto la puntata di ieri sera! E' più forte di me! L'isola mi diverte troppo. E' un'elogia alla stupidità e io lo adoro.
Ma poi vogliamo parlare dei protagonisti? Soltanto Albano, Daniele, e Turchi fanno tutto il programma.
Una domanda mi si pone: Ma visto che sull'isola tutti i protagonisti sono "quasi" sconosciuti o dimenticati, fanno parte del "milione" che hanno trovato posto di lavoro grazie a berlusconi?

E' "FUMETTISTICO".... MEGLIO!

Un'amica ieri sera mi ha portato una pagina della rivista TV FILM. Nella pagina cé una lettera di risposta di Michela Medda, in relazione ad un aggettivo utilizzato da un certo signor Ricci per criticare "la guerra dei Mondi" di Spielberg. L'aggettivo é "Fumettistico"! Cito testualmente "Il Signor Ricci, scrive di essere uscito incavolato nel vedere tanto lavoro e tanto talento sprecato per una storia buona per i fumetti" poi si chiede anche come mai i due registi (Scott-Spielberg) "puntino sull'appeal di un fantasmagorico fumettistico infantile anziché su un cinema adulto".
Michele Medda ha risposta DA SIGNORE ad un'osservazione degna di un'incompetente frustrato dalle sue minoranze intelletuali.
Cito la risposta di Michele Medda: " Ebbene: la mia professione, da quasi vent'anni é scrivere fumetti. E mi sforzo di farlo bene. Non so quale sia il lavoro del signor Ricci. Ma mi chiedo come si sentirebbe se il suo lavoro fosse usato come pietra di paragone per definire un'opera scadente o di infima qualità. Non credo di aver bisogno di scomodare Pratt o Quino per affermare che esistono capolavori del fumetto che non hanno niente da Invidiare ai capolavori del cinema, e che il fumetto non merita di essere usato come sinonimo di robaccia dozzinale (ammesso e non concesso che Spielberg sia dozzinale, cosa di cui non sono affatto convinto, e tra l'altro é tratto da un romanzo). Fa cascare le braccia a terra che nel 2005 ci sia ancora gente che distingue tra media alti e media "plebei" e che usa questa distinzione come parametro estetico".
Un SIGNORE! Michele Medda ha detto con un'eleganza straordinaria quello che tutti gli avrebbero invece urlato con gli occhi colmi di sangue, come demoni inferociti. A questo punto é fatta no?! Il Signor Ricci legge la risposta del "nostro" Medda... e chiede scusa, Ma neanche per il "cantaro"! Manda un'altra mail dove non solo fa capire ancora di più la sua totale ignoranza nel campo fumettistico ma si arroga il diritto di dare delle "giustificazioni" sull'esistenza della distinzione tra arte minore (fumetto) e arte maggiore (cinema). Cito un pezzo che fa rabbrividire: " ... riferito alla guerra dei Mondi- non intendevo brutto, l'ignobile, ma semplicemente un "genere". Minore? A mio parere si. Se io dico che un quadro ha il difetto di essere "solo" dimostrativo, offendo chi dipinge Manifesti? e' una questione oggettiva di scala dei valori. C'é chi dipinge bellissimi manifesti, ma ci sono pure il Veronese, Caravaggio... Ma il signor Medda rifiuta questa scala e sbuffa. Per lui non c'é differenza tra Conrad e Pratt...."
Non soltanto per Michela Medda non cé differenza per Pratt e Conrad,Signor Ricci, come non cé differenza tra Mattotti e Michelangelo. Entrambi geni di una narrazione differente. Le emozioni governano il nostro gusto sull'estetica e quest'ultima si crea dei livelli personali, ma assolutamente oggettivi. Io per esempio non amo la Body Art (movimento artistico degli anni 60) ma riconosco che é arte. Come faccio a dirlo.... semplice mi informo, la studio, cerco di capirla...! Il Signor Ricci credo che debba leggere qualche fumetto in più oltra a (da lui citato) Raymond, linus e il Mago; ottimi fumetti e straordinario autore ma una piccola porzione di una "torta enorme" che non ha ancora "assaggiato" E' come se io dicessi conosco l'arte perché ho letto di Picasso, di Magritte e di Dalì..... e gli altri???
Mah! Eco ma che lo hai scritto a fare Apocalittici e integrati! Mah!